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mercoledì 2 aprile 2014

Patrizia Cavalli. O l'insostenibile autocoscienza dell'essere.

Il Premio Bauer Ca'Foscari quest'anno incontra la verve e intelligenza poetica di Patrizia Cavalli; protagonista d'eccezione di un reading a metà fra poesia e canzone, la poetessa romana incanta la platea dell'Auditorium mescolando autoironia e vertigine del mondo, rasoterra e rasocielo nel gioco d'incastro delle parole sulla pagina; incastro di cui il poeta è più testimone oscuro che mandante limpido, piuttosto un cacciatore di indizi fra le cianfrusaglie di tutto ciò che passa, dentro e fuori. "La poesia decide lei, quando farsi vedere, dove andare", dice l'autrice romana, "e quindi io sono solo l'occasione del passaggio di certi pensieri, certe parole che sono chiamata a intercettare, a non lasciare che scappino". Un sé in "libertà vigilata", insomma, come in questo suo testo famoso (da Patrizia Cavalli, Poesie, Einaudi 1999):


Esseri testimoni di se stessi
sempre in propria compagnia
mai lasciati soli in leggerezza
doversi ascoltare sempre
in ogni avvenimento fisico chimico
mentale, è questa la grande prova
l'espiazione, è questo il male.


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