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giovedì 3 aprile 2014

Ge Fei, o il non-tempo della paura

Magistralmente tradotto da Nicoletta Pesaro, "Il nemico" (Neri Pozza, 2001) è il romanzo d'esordio di Ge Fei,  uno degli autori più rappresentativi della "Nuova Avanguardia Cinese"; una generazione di scrittori la cui opera si affacciava sulla scena letteraria mondiale, circa vent'anni fa, affrancandosi da ogni rapporto, esibito o sotterraneo, con il potere costituito.

Durante le feste di Qingming, mentre la gente del villaggio brucia incenso e offre sacrifici agli antenati, un terribile incendio distrugge in poche ore la casa e tutti i possedimenti della famiglia Zhao. All'alba, sulla terra bruciata e cosparsa di macerie, si aggira, solo e disperato, il vecchio Zhao Boheng. Anni dopo, una serie di eventi altrettanto infausti si abbatte con cadenza spietata sui discendenti di Zhao Boheng. Il patriarca Zhao Shaozhong, sinistramente memore del grande rogo cui è sopravvissuto da bambino, assiste impotente e taciturno alla bufera che travolge i suoi famigliari. Ma cosa c'è dietro tutte queste disgrazie? Ormai la famiglia Zhao vive in uno stato di isolamento, accompagnata solo dalla  paura che consuma la loro esistenza.

"Uno dei motori del romanzo è la paura," rivela Ge Fei, "un sentimento che attraversa i protagonisti, sullo sfondo storico della Rivoluzione culturale che riversa i suoi fantasmi in città e campagna, ed anima azioni e storie su uno sfondo sospeso; il 'tempo' della narrazione non lascia infatti tracce di storia o di calendario, traccia continuamente indizi di simultaneità nella mente di chi attraversa le vicende del libro, rappresenta piuttosto una dimensione interiore. Il tempo, nella cultura cinese, non è condizione per l'esistenza delle cose, ma una componente variabile della loro forma. Nel trattamento narrativo del sentimento della paura, e la disarticolazione sintattica del testo che la rappresenta, oltre al modernismo sono contati molto alcuni modelli occidentali, come Faulkner, Calvino, fino a Kafka".



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