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sabato 5 aprile 2014

Rhea Galanaki: scrivere un romanzo storico è come innamorarsi.


La forma ha la sua importanza,negli incontri con gli autori; e capita che la "traduzione consecutiva" al posto della simultanea in cuffia non appaia come un difetto, al contrario porti a centellinare ogni pensiero, in un dosaggio quasi aforistico. Dell'incontro con Rhea Galanaki, grazie all'intelligenza e alla puntualità di Caterina Carpinato, ci piace l'idea di riportare qui alcune pillole significative, in ordine sparso...

"Io non mi sento un autrice canonica di 'romanzi storici'. La storia è una maschera come un'altra, che lo scrittore utilizza al fine di concepire un buon romanzo."

"Se mi si chiede come nascono i miei libri, è come chiedermi come faccio a innamorarmi. Poi uno elabora il rapporto, studia. Come per fare il pane, uno cerca gli ingredienti e se li procura."

"Le riscritture odierne delle tragedie e dei miti antichi mi sono estranee, meglio una reinvenzione che funzioni oggi."

"Prima di identificarmi in alcun protagonista, devo ricostruire il contesto umano dei miei libri, cioè la gente poteva vivere e pensare in un dato momento storico. La letteratura poi fa il proprio corso, non si lascia imbrigliare".

"Non credo in una letteratura femminile determinata a rivendicare se stessa. Le donne ora possono occuparsi della società, come gli uomini. Credo invece nella buona letteratura".

"La Grecia oggi è il paradigma estremo di un cambiamento della realtà che prima non potevamo rappresentarci; si è capito che non servono colpi di stato, per distruggere la democrazia."

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